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IL PARTITO DEL PRESIDENTE FA EN PLEIN NELLE REGIONI: PUTIN VINCE ANCORA, VERSO LE PRESIDENZIALI DEL 2018

L’election day russo dell’autunno 2017 ha un sapore agrodolce per Putin e il partito di maggioranza, Russia Unita.

La scorsa domenica i cittadini di 16 entità soggetti federali della Repubblica Russa sono stati chiamati per votare la fiducia ad altrettanti governatori. Inoltre, in alcune città si è votato il rinnovo del Governo Municipale, con i vari sindaci e parlamenti locali. Questi dati saltano alla ribalta dell’opinione pubblica a causa dell’approssimarsi delle elezioni presidenziali della primavera del 2018, alle quali il presidente in carica Vladimir Putin non ha ancora ufficializzato la sua partecipazione. I risultati di questa consultazioni, dunque, vanno a pesare le forze in campo, per testare la tenuta della maggioranza, che dal 2000 è alla guida del Paese, oltre che verificare un eventuale passo avanti delle opposizioni a a Russia Unita, che da oltre un decennio stravince le tornate elettorali con maggioranze quasi bulgare.

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I dati ufficiali e definitivi parlano in modo chiaro ed inequivocabile: in tutti e 16 i soggetti federali in cui si è scelto il governatore il nuovo rappresentate appartiene a Russia Unita, dunque vicino a Putin. Le percentuali risultano oltremodo a favore del partito di maggioranza del paese, con una media che si aggira attorno al 70%, con punte dell’89% nella Repubblica di Mordovia, dove il candidato Vladimir Volkov ha stracciato la concorrenza. La repubblica di Mordovia, in realtà, è stata anche il soggetto federale dove si è registrata l’affluenza più elevata, pari all’82%. Nelle altre regioni, tuttavia, il risultato è stato di gran lunga inferiore, dal 54,8% della Regione di Saratov fino all’appena 25% dell’Oblast di Novgorod.

Il risultato delle elezioni dei Parlamenti Municipali e dei sindaci ha visto accendersi la contesa in maniera più competitiva rispetto alle “regionali”. Sebbene vi siano anche qui risultati schiaccianti, come il 68% ottenuto da Russia Unita nella città di Yakutsk, il capoluogo della Sakha-Yakutia, nelle municipalità prossime a Mosca, come Tver e Pskov, il primo partito di Russia non ha raggiunto il 50% dei consensi, seppur con un buon distacco dai principali contendenti oppositori, come LDPR e Yabloko.

In quasi tutti i soggetti, tuttavia, si registra una notevole flessione del Partito Comunista di Gennady Zjuganov, storicamente secondo partito del paese per consensi durante l’era Putin. Il risultato numericamente più interessante proviene senza dubbio da Mosca, tando in tutti i 125 distretti della capitale russa. Dmitry Godkov, relativamente noto oppositore di Putin, ha quest’anno lanciato una campagna per la presentazione di oltre 1000 candidati, raccolti tra i vari rami dell’opposizione a Putin, tra le quali compare oggi anche Russia Aperta, movimento finanziato e sostenuto dall’ex oligarca Mikhail Khodorkovsky.

I dati emanati parlano della vittoria dell’opposizione in ben 51 distretti della capitale, che comunque non vanno ad inficiare nell’immediato la maggioranza in mano al sindaco Sergey Sobyanin, ma che forse gli mettono un po’ di paura. Il dato, va tuttavia letto in maniera del tutto occasionale, dal momento che l’affluenza media registrata nei distretti moscoviti ammonta a circa il 14-15%, spesso in quartieri dove storicamente l’opposizione a Russia Unita ha sempre raggiunto circa il 30%. Il partito più rappresentato, cui vanno circa i due terzi di questi 51 distretti, è Yabloko, che nelle ultime elezioni parlamentari del 2016 ha ottenuto circa il 2%, non riuscendo dunque ad ottenere seggi nella Duma di stato.

Un risultato interessante di queste elezioni russe, insomma, è arrivato dalle municipali della Capitale, Mosca. Nei distretti centrali, infatti, l’opposizione di Dmitry Gudkov ha ottenuto la maggioranza in più di 10 distretti, tra i quali quello in cui vota il presidente Putin stesso, il distretto del sud-ovest. Secondo gli ultimi dati, 200 dei 1000 rappresentanti presentatisi tra le liste di “Объединенные демократы” (Democratici Uniti), sarebbero stati eletti. Un risultato che all’opposizione, però, non basta per esultare, considerata la rinomata difficoltà elettorale di Russia Unita tanto nella città moscovita quanto in quella di San Pietroburgo.

Nelle grandi città, insomma, è presente la gran parte del consenso dell’opposizione. E il leader di “Democratici Uniti”, infatti, ha dichiarato sulla propria pagina Facebook che quella di ieri è stata sì una vittoria, ma incompleta. Gudkov, oltre ai membri stutturali del suo partito, ha sostenuto anche esponenti di Yabloko e rappresentanti del movimento Solidarnost, fondato da Boris Nemtsov, l’ex vice premier russo ucciso a Mosca nel 2015. E proprio i membri di Yabloko sono stati determinanti per la vittoria nel quartiere di Gabrinsky, dove hanno conquistato 12 seggi su 12. Anche Solidarnost ha avuto un ruolo nella vittoria moscovita: tra gli oppositori a Putin, oltre all’extraparlamentare Aleksey Navalny, sta emergendo anche la figura di Ilya Yashin, che ha raccolto l’eredità partitica e carismatica di Nemtsov. “I risultati delle elezioni a Krasnoselsky – dice Yashin in un tweet, in merito al quartiere di Mosca e la sua circoscrizione – Solidarnost’ ha 7 eletti, Russia Unita 3. In entrambi i distretti, i primi posti sono i nostri. Sconfitta completa di Russia Unita”, si legge qui, ma per ora la commissione elettorale non avrebbe confermato questi dati.

Le presidenziali del 2018 sono sempre più vicine e i risultati di questo test elettorale vanno interpretati e letti soprattutto in funzione di quell’appuntamento. Secondo alcuni recenti sondaggi, Putin vincerebbe con il 48% dei consensi. Il leader del Partito Comunista e del Partito liberal-democratico, invece, otterrebbero solo il 3% delle preferenze, Navalny si attesterebbe infine attorno all’1%. Queste ultime elezioni hanno confermato in pieno questa tendenza.

Fonte: qui

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