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Ecco lo strumento di Mosca per tornare una potenza globale

La Russia di Putin da qualche anno sta mettendo in pratica un rinnovamento delle proprie Forze Armate finalizzato al desiderio di tornare ad essere leader in un mondo multipolare, e quindi scardinare l’egemonia americana e della Nato che si sta avendo dalla fine della Guerra Fredda. Oltre a questo, la riforma “New Look” voluta dall’ex Ministro della Difesa Serdyukov e poi resa esecutiva dall’attuale ministro Shoygu, vuole ridurre la dipendenza di Mosca dal proprio arsenale nucleare come fattore di deterrenza; fattore che imponeva al Cremlino, nei difficili anni che sono seguiti al crollo dell’Unione Sovietica, la dottrina strategica che prevedeva l’utilizzo massiccio delle armi atomiche per attacco di rappresaglia o come “first strike” per essere ancora credibile nel consesso internazionale. La spinta a costruire delle Forze Armate più bilanciate dal punto di vista delle capacità convenzionali è stata data anche dall’Occidente che a partire dalla fine degli anni ’90 ha sviluppato nuove armi strategiche convenzionali di alta precisione (pensiamo alla Moab progettata anche per essere lanciabile dai bombardieri B-2 “Spirit”); armi molto temute da Mosca: l’utilizzo di una tale arma non giustificherebbe infatti il ricorso ad un attacco atomico per rappresaglia, molto meno spendibile davanti all’opinione pubblica rispetto a una bomba convenzionale di altissima potenza, dotata soprattutto di minori effetti collaterali come il fallout radioattivo.

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Con queste premesse Mosca ha quindi cercato di riempire il “gap” con gli Stati Uniti creando una forza moderna capace di scoraggiare le aggressioni, combattere in tutto lo spettro di conflitti che vanno dalla crisi locale all’escalation nucleare, capace di proiettare ed impiegare la propria forza dove si renda necessario ovunque nel globo.

A che punto di questo processo di rimodernamento è arrivata la Russia? Per rispondere abbiamo dato uno sguardo, tra le altre cose, al rapporto annuale della Dia (Defense Intelligence Agency) sul potenziale militare russo.

Cominciamo dalle Forze Missilistiche Strategiche (Rvsn), ovvero da quella parte delle triade nucleare operante su missili. Il Comando della Rvsn di base a Mosca conta 3 armate (la 27°, 31° e 33°) alle cui dipendenze ci sono un totale di 12 divisioni di cui 8 operano con Icbm mobili e le altre 4 sono dotate di missili basati in silos di lancio. Nel 2016 disponeva di un totale di 299 vettori operativi di cui almeno la metà di tipo Mirv (Multiple Indipendently-targetable Reentry Vehicle). Facciamo un breve inciso. Il nuovo trattato Satrt sulla riduzione delle testate firmato tra Usa e Russia ad aprile del 2010, prevede per ogni Paese un limite di 1550 testate (da raggiungere entro 10 anni) su piattaforme strategiche, includendo una testata per ogni bombardiere pesante. C’è anche un limite combinato di 800 tra Icbm e Slbm dispiegabili e non e bombardieri pesanti equipaggiati per il lancio di armi nucleari, e un limite separato di 700 piattaforme strategiche complessive. Secondo i dati forniti dal Cremlino in seno agli accordi Start, la Russia al primo aprile del 2017 dichiarava 1765 testate su 523 Icbm, Slbm e bombardieri dispiegabili.

Attualmente nell’arsenale missilistico nucleare russo sono presenti 3 vecchi modelli di Icbm (46 SS-18 e 30 SS-19 in silos e 72 SS-25) e 2 nuovi modelli: 60 basati in silos e 18 mobili SS-27 Mod I (RT-2PM2 “Topol M”) e 73 SS-27 Mod II (RS-24 “Yars”). Lo sviluppo di nuovi missili intercontinentali resta una priorità per Mosca che infatti prevede di sostituire entro il 2022 i suoi vecchi missili con le sue nuove costruzioni attualmente in fase avanzata di sviluppo: l’RS-26 “Rubezh” a combustibile solido (mobile) e l’RS-28 “Sarmat” a combustibile liquido (silos) capace di portare tra i 10 ed i 24 MIRV per un totale di 50 Mton.

In aggiunta all’arsenale missilistico “classico” la Russia sostiene di avere sviluppato un nuovo sistema di Hgv (Hypersonic Glide Vehicles) capace di penetrare le difese missilistiche americane. Gli Hgv sono veicoli manovrabili che viaggiano a velocità ipersoniche (Mach 5 e oltre) e la cui traiettoria è per la maggior parte più bassa rispetto a quella di un Icbm. La combinazione di velocità, manovrabilità e quota di traiettoria ne fanno un bersaglio molto difficile da intercettare per le difese Abm americane (Thaad, Patriot, Aegis, Gmd).

Sempre restando nel campo dei missili ma passando al secondo ramo della triade nucleare (quello degli Slbm ovvero dei missili lanciati da sottomarini) la Russia dispone di due vecchi vettori entrati in servizio rispettivamente nel 1978 e nel 1989: SS-N-18 (ultima versione è il Mod.3) dotato di 3 Mirv che equipaggia i vascelli classe “Delta III” e l’SS-N-23 con 4 Mirv che equipaggia i “Delta IV”. Un aggiornamento di quest’ultimo, il “Sineva”, è stato completato nel 2007. L’ultimo e più recente Slbm, l’SS-N-32 “Bulava”, sta entrando in servizio di pari passo con la sua piattaforma di lancio, il sottomarino nucleare lanciamissili balistici Project 955 “Borei” (Classe “Dolgorukiy” in codice Nato), dopo un lungo e travagliato sviluppo durato 19 anni. Dispone tra le 6 e le 10 testate indipendenti ed ha una gittata massima di 8.000 km.
Tornando ai missili basati “a terra”, la Russia sta sostituendo i suoi vecchi SRBM tipo OTR-21 “Tochka U” (“Scarab-B” in codice Nato) con i più moderni e performanti “Iskander M” (SS-26 “Stone”) dotati di guida inerziale/GPS ma anche radar, IR ed elettro ottica e quindi capaci di colpire bersagli in movimento. Questi sono i missili che preoccupano i Paesi Baltici e dell’Europa dell’Est (soprattutto la Polonia), dato che il loro ridispiegamento nell’enclave di Kaliningrad aumenta le capacità di interdizione d’area russe grazie alla loro gittata di 400 km.

Per quanto riguarda l’Esercito la rivoluzione è stato il passaggio da una struttura di stampo sovietico imperniata su divisioni/reggimenti ad una più elastica, e meno numerosa, costituita da un ordinamento in brigate avvenuto a partire dal 2008/2009 che ha anche visto la riduzione dei distretti militari da 6 a 4 (Est, Centro, Sud e Ovest). Questo permette di ottimizzare le forze di terra russe, che constano di circa 40 brigate di manovra tra quelle attive e in riserva per un totale di 350 mila uomini, in modo da renderle adatte a tutta la scala dei conflitti possibili in uno scenario di guerra moderno: da quelli periferici e limitati sino ad una escalation. A livello organizzativo le forze terrestri sono composte da elementi principali (unità carri, fanteria motorizzata, missili, artiglieria e difesa aerea) e di supporto (recon, genio, difesa NBC, C4I). Le nuove unità sono leggermente più piccole rispetto a quelle sovietiche: una brigata di fanteria motorizzata, ad esempio, ora annovera circa 9 mila uomini a fronte dei 13 mila precedenti. Le unità cardine dell’Esercito Russo restano però ancora le brigate di carri, che sono il principale strumento per conquistare l’iniziativa tattica in battaglia e penetrare le difese nemiche in profondità. A questo proposito la Russia ha infatti intrapreso un progetto di rimodernamento delle divisioni corazzate per sostituire i vetusti T-72, T-80U e T-90 con la nuova generazione di MBT (Main Battle Tank) del sistema T-14 “Armata”, di cui si prevede la consegna della prima tranche tra il 2020 e il 2025. Il sistema “Armata” si basa su uno scafo comune polivalente che può essere impiegato in versione MBT (T-14), in versione IFV (Infantry Fighting Vehicle) con la versione T-15 ed infine come piattaforma mobile di artiglieria nella sua versione Koalitsiya-SV 2S35. Così come l’ “Armata” l’altro nuovo veicolo corazzato russo IFV, il Kurganets-25, sarà una piattaforma universale polivalente per il trasporto truppe, ma la Russia continuerà parimenti a mantenere in servizio e a migliorare il proprio parco mezzi composto dai vecchi BMP-3 (circa 700 esemplari), BMP-2 (circa 1800) e BMP-1 (circa 500). Da non dimenticare anche la Fanteria Navale, organizzata in 4 brigate indipendenti, una brigata e 3 battaglioni separati, subordinata però al comando della Flotta. Essa infatti si occupa principalmente di organizzare operazioni di assalto anfibio, ma vede anche tra i suoi compiti il controterrorismo, anti-pirateria e difesa costiera. Difesa costiera affidata alle Forze Missilistiche e di Artiglieria Costiere che consistono di 3 brigate, 2 reggimenti e un battaglione indipendenti centrate nei nuovi sistemi missilistici anti-nave “Bal” e “Bastion”, quest’ultimo propagandisticamente definito il “killer delle portaerei” e dispiegato anche in Siria, che stanno sostituendo i vecchi “Styx” e “Sepal” degli anni ’70 e ’80.

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Rinnovamento che tocca anche il fiore all’occhiello delle Forze Armate Russe: l’Aeronautica. Organizzata in 4 armate tattiche (6° a Ovest, 14° al Centro, 11° a Est, 4° a Sud) corrispondenti ai 4 distretti militari, conta circa 148 mila uomini e 1300 velivoli complessivamente (tra in linea, manutenzione e usati per ricambi). L’aviazione da bombardamento a lungo raggio impiega ancora i vecchi Tupolev Tu-95 “Bear” (circa 60 tra MS e MSM) che nella loro ultima versione sono capaci di portare i nuovi missili da crociera tipo Kh-101/102, e dai altrettanto vetusti Tu-22 “Backfire” (circa 50) nelle versioni M3 e M3M. La punta di diamante è invece rappresentata dai bombardieri con ala a geometria variabile Tupolev Tu-160 “Blackjack” di cui attualmente Mosca dispone tra i 14 e i 16 esemplari e di cui si sta provvedendo a costruire una nuova versione, la M2, che si prevede entrerà in linea a partire dal 2023. Ancora lontano invece appare il nuovo bombardiere strategico, il progetto PAK-DA, che forse vedrà la luce ben oltre il 2025. L’aviazione da trasporto si basa ancora sulle vecchie creazioni sovietiche dei bureau Ilyushin e Antonov (sebbene per i velivoli di quest’ultima la linea di approvvigionamento ricambi sia difficoltosa causa crisi ucraina). Al momento la flotta è composta da An-124, An-22, An-26 e An-72 oltre che dal ben noto Ilyushin Il-76, la cui ultima versione, la MD-90A, è stata recentemente presentata al MAKS, il Salone Internazionale dello Spazio e dell’Aeronautica tenutosi nei pressi di Mosca. I caccia, divisi tra intercettori e cacciabombardieri, spaziano dai vetusti Mig-31 sino alle più recenti creazioni: Su-35S, Su 34, Su-30SM insieme al Mig-29SMT costituiscono attualmente la spina dorsale della VVS. A questi si sta per affiancare il nuovo caccia multiruolo di quinta generazione Sukhoi Su-57, già noto come PAK-FA o T-50, arrivato al 9° esemplare di pre-serie  e la cui entrata in servizio è prevista per il 2020, quindi ben 15 anni dopo il suo rivale americano, l’F-22 “Raptor”.

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Le ultime realizzazioni russe vedono anche il bureau Mikoyan Gurevich sulla ribalta con il nuovo Mig-35, presentato al pubblico per la prima volta al MAKS di quest’anno, riedizione migliorata e leggermente ingrandita del celeberrimo Mig-29, e facente parte quindi dei caccia che vengono definiti di generazione “4++”. Ancora poco si sa del nuovo progetto per un altro caccia intercettore multiruolo, denominato PAK-DP ma che probabilmente incorporerà le possibili tecnologie di sesta generazione come laser e possibilità di pilotaggio remoto, il cui primo prototipo si prevede possa essere prodotto a partire dal 2030 insieme al nuovo caccia leggero multiruolo, denominato LMFS.
La difesa aerea rappresenta il fiore all’occhiello della componente “aeronautica” russa, storicamente infatti Mosca è stata leader nello sviluppo di tecnologie avanzate di scoperta e ingaggio di bersagli volanti. Nuovi e moderni sistemi missilistici di difesa, come i noti S-300 ed S-400, sono ormai in servizio attivo e garantiscono una copertura parziale anche contro i missili balistici grazie a radar di ingaggio e direzione di tiro sempre più moderni ed efficaci e a razzi dotati di altissima manovrabilità. Anche la difesa a corto raggio è stata notevolmente migliorata grazie al sistema “Pantsir” erede dei vecchi “ZSU” a cui aggiunge una componente missilistica oltre a quella d’artiglieria. L’ultima versione del sistema a medio-lungo raggio invece, l’S-500, è previsto che divenga operativa nel 2020. Sarà in grado di ingaggiare simultaneamente 10 bersagli sino ad un raggio massimo di 600 km.

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Il settore navale è quello che forse ha più dovuto fare i conti con le sanzioni internazionali. Oltre alla strutturale carenza di turbine navali e motori diesel, dovuta alla crisi con l’Ucraina (Mosca si affidava alla Zorya-Mashproekt facente parte Ukroboronprom, che raccoglie le Industrie della Difesa di Stato ucraine), le sanzioni internazionali hanno avuto subito un effetto limitante sulla Flotta Russa: le due navi LHD classe “Mistral” ordinate alla Francia (la “Vladivostok” e la “Sebastopol”) sono state bloccate in fase di consegna nel 2015. A questo si aggiunge che il progetto della nuova superportaerei a propulsione nucleare “Shtorm” da quasi 100 mila tonnellate  (330 metri di lunghezza, 40 di larghezza, 90 tra aerei ed elicotteri) che doveva essere completata nel 2030 è stato abbandonato. Un bel colpo per la proiezione di forza della Flotta Russa anche considerando che la portaerei “Admiral Kuznetsov” resterà ai lavori per 3 anni rientrando in servizio solo nel 2021 lasciando così a terra lo stormo di 22 aerei (Mig-29K e Su-30SM) e 17 elicotteri che rappresenta la totalità dell’Aviazione Navale Russa. La flotta, che conta circa 130 mila uomini ed è divisa tra 5 comandi (Baltico, Mar Nero, Nord, Pacifico e Mar Caspio), è quindi sì in fase di rinnovamento ma che procede alquanto a rilento: sempre per la carenza di turbine oltre la metà delle nuove costruzioni (le 6 fregate classe “Admiral Grigorovich”, le 4 “Gorshkov” e le 8 corvette classe “Steregushchiy”) sono state sospese, e la produzione domestica di turbine navali non è previsto che cominci prima del 2020. Sembra godere di discreta salute la componente sottomarina di Mosca, spina dorsale della Flotta, sebbene il 75% dei 61 sommergibili operativi abbia più di 20 anni di vita. Il 4 sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili balistici (SSBN) classe “Borei” sarà costruito entro il 2020 e altri 4 seguiranno; inoltre la Russia sta progettando di costruire una classe di SSBN di quinta generazione tra il 2031 e il 2050. Il primo dei 10 nuovi sottomarini a propulsione nucleare lanciamissili (SSGN) classe “Yasen” che andrà a sostituire i vecchi classe “Victor III” è stato consegnato nel 2014 dopo 16 anni di ritardi e rinvii, ma si prevede che la seconda unità dovrebbe essere presto completata dopo 7 anni di cantiere. La costruzione degli SSK (sottomarini convenzionali “hunter killer”) della classe “Kilo” migliorata è stata portata a 12 unità rispetto ai 6 originari ed i primi 3 esemplari sono stati consegnati alla flotta del Mar Nero nel 2016 dopo un significativo ritardo. Sotto processo di modernizzazione anche i vecchi vascelli SSGN classe “Oscar II” e gli SSN classe “Sierra II”. Queste unità si affiancheranno ai vari sottomarini da attacco (SSN) “Akula I/II” e “Sierra” in forza alle varie flotte. Nel campo della ricerca è degno di nota il tentativo di sviluppare un sottomarino “hunter killer” con propulsione convenzionale indipendente dall’aria, designato per il momento “Kalina”, che dovrebbe essere costruito dopo il 2020.

L’articolo Ecco lo strumento di Mosca
per tornare una potenza globale
 proviene da Gli occhi della guerra.

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