di Danilo Della Valle

Dallo scoppio della crisi Ucraina il braccio di ferro tra la Federazione Russa e gli Usa/Ue si è fatto via via sempre più intenso ed oltre agli aspetti politici ha pian piano occupato anche il piano economico avendo quindi ripercursioni sulla quotidianeità dei vari Stati coinvolti. Di seguito proviamo a spiegare, punto per punto di cosa trattano queste “famose” sanzioni di cui ormai tutti parlano. Il 20 Marzo 2014, tre giorni dopo le prime sanzioni intraprese ai danni della Federazione Russa, il Ministro degli Esteri russo ha pubblicato la lista delle controsanzioni, non di carattere economico, contro alcuni cittadini statunitensi, tra i quali spiccavano i nomi dello speaker della “House of Representative”, John Boehner, di due stretti collaboratori del Presidente Barack Obama e del senatore “falco” John McCain colpevoli, secondo il Ministero Russo, di “minacciare la Russia in vari modi”. Da questo momento in poi l’escalation di controsanzioni si è fatta sempre più dura, fino a toccare gli interessi economici ed avere ripercursioni sulle economie dei Paesi coinvolti.

Il 6 Agosto 2014 poi, il Presidente della Federazione Russa, con il decreto n.560 “sull’applicazione di singole misure economiche speciali atte a garantire la sicurezza della Federazione Russa” ha inserito il divieto di importare nel territorio russo alcune categorie di alimenti per il periodo di un anno. ” Lo Stato della Federazione Russa, le autorità federali, gli organi di auto-governo locale, i soggetti giuridici stabiliti in conformità con la legge russa, e gli individui fisici sotto la giurisdizione Russa, nello svolgimento delle loro attività, hanno stabilito il rispetto per la durata di un anno dopo l’entrata in vigore di questo Ordine Esecutivo, il divieto o la restrizione di operazioni economiche estere che coinvolgono l’importazione in Russia di particolari tipi di prodotti agricoli, materie prime e alimentari originari dei paesi che hanno deciso di imporre sanzioni economiche a persone giuridiche russe e / o persone fisiche, o hanno aderito a queste decisioni.
Il Governo della Federazione Russa ha dato conseguentemente istruzioni . In particolare, il governo ha istituito di adottare misure per garantire che il mercato dei beni sanzionati sia equilibrato e per prevenire l’accelerazione dell’aumento dei prezzi per i prodotti agricoli e alimentari; di organizzare insieme con le autorità regionali un monitoraggio tempestivo dei mercati dei beni; e agire insieme con le associazioni di produttori di beni, rivenditori e le organizzazioni ad adottare misure per accrescere l’offerta di prodotti nazionali.” Le controsanzioni russe di carattere economico, come vedremo più avanti, hanno sicuramente avuto degli effetti importanti sui Paei alle quali sono state inflitte. Basti pensare che prima dell’embargo il 10% dell’export Europeo verso la Federazione Russa riguardava prodotti alimentari per un valore di affari complessivo di 11.8 miliardi di euro, cifra molto superiore al volume di affari riguardanti l’export degli Stati Uniti d’America (970 milioni di Euro) e del Canada (382 milioni) verso Mosca.

Il 7 Agosto 2014 il governo della Federazione Russa ha emanato un ulteriore decreto, il n.778, “sui provvedimenti di attuazione del Decreto del Presidente della Federazione Russa del 6 Agosto 2014 n.560”, con il quale è stato formalizzato il divieto di importare sul territorio della Federazione Russa determinati prodotti agricoli, prodotti alimentari (carni bovine, suine, pollamen, pesce, formaggi, latticini, frutta e verdura) , materie prime provenienti dagli Stati Uniti d’America, dai paesi dell’Unione Euroea, dal Canada, dall’Australia e dalla Norvegia. Non so stati invece colpiti dal decreto il cacao, i fiori, le piante ornamentali, gli alcolici, le bevande, la pasta i dolciumi e prodotti da forno, i prodotti per l’infanzia e le merci acquistate all’estero per il consumo privato. Circa 14 giorni dopo il decreto n.560 però, il Gorverno russo ha emanato il Decreto n.830 del 2014 con il quale ha ripristinato la possibilità di introdurre nel mercato russo alcuni prodotti provenienti dai Paesi sanzionati.

Dieci mesi dopo, con il Decreto del Governo Russo n.625 del 25 Giugno 2015 è stato emendato il Decreto 778 prolungandone la validità fino al 5 Agosto 2016. Il decreto 625 ha eliminato alcuni prodotti dalla lista dei sanzionati, come ad esempio uova e girini di ostriche, cozze ed altri molluschi, ma allo stesso tempo ha ristretto gli spazi che il Decreto n. 830 aveva riaperto con la possibilità di esportare nuovamente.

Il primo Giugno 2016 inoltre è entrato in vigore il Decreto n.472 del 27 Maggio 2016 che prevede l’eliminazione del divieto di esportare nella Federazione Russa una serie di materie prime di origine UE destinati alla produzione di alimenti per la prima infanzia.

Come ultimo atto, almeno per il momento, il 29 Giugno 2016 il Presidente della Federazione Russa con il decreto n. 305 ha esteso le controsanzioni nei confronti di Stati Uniti d’America, Canada, Unione Europea, Australia, Norvegia, Ucraina, Albania, Montenegro, Islanda e Lichtenstein fino alla fine del 2017.

Inoltre la Federazione russa è intervenuta anche limitando gli approvvigionamenti della Pubblica Amministrazione vietando alle istituzioni ed agli enti pubblici l’acquisto di macchinari medici, farmaci salvavita, software, prodotti dell’industria leggera e veicoli di produzione straniera, qualora fossero disponibili sul mercato prodotti equivalenti di produzione russa.

I decreti in questione sono 5 e sono i seguenti

  • Decreto del Governo russo n.791 dell’11 Agosto 2014 vieta agli enti pubblici russi di acquistare prodotti tessili, abbigliamento e pelli che siano di provenienza extra Unione Doganale Eurasiatica.

  • Decreto del Governo russo n.84 del 31 Gennaio 2015 che vieta agli enti pubblici di acquistare camion, automobili, tram ed altri veicoli di provenienza extra Unione Doganale Eurasiatica

  • Decreto del Governo russo n.102 del 5 Febbraio 2015 che vieta l’acquisto da parte degli enti pubblici russi di macchinari medici di origine straniera.

  • Decreto del Governo russo n. 1236 del 16 Novembre 2015 che vieta l’acquisto da parte degli enti pubblici russi di software stranieri

  • Decreto del Governo russo n.1289 del 30 Novembre 2015 che proibisce l’acquisto di farmaci salvavita di origine straniera.

Questa serie di decreti potrebbero far storcere il naso a qualcuno che invoca la government procurment (GPA) del Wto, organizzazione alla quale la Russia ha aderito ufficialmente nel Dicembre del 2011 al termine di estenuanti trattative durate 18 lunghi anni e dopo una votazione alla Duma non proprio con percentuali “bulgare” (i voti a favore dell’entrata nel Wto furono 238 ai quali si opposero i 208 contrari e 1 astenuto). Sebbene la GPA del Wto sia un accordo plurilaterale volto a stabilire condizioni eque, aperte e trasparenti affinchè possa esser assicurata una libera concorrenza negli appalti pubblici, la Federazione Russa non ha ancora sottoscritto l’accordo Wto riguardante la suddetta disciplina e quindi questo tipo di decreti non sono censurabili dal punto di vista legislativo.

Sanzioni Russe alla Turchia.

Capitolo a parte meritano le sanzioni del Governo della Federazione Russa ai danni della Turchia. Il 24 Novembre 2015 un aereo militare russo impegnato nelle operazioni anti terrorismo in Siria fu inseguito ed abbattuto al confine con la Turchia mentre era di ritorno alla base di Lattakia. I due membri dell’equipaggio riuscirono a paracadutarsi ma furono inseguiti ed uccisi dal gruppo dei Lupi Grigi, organizzazione paramilitare turcomanna che presidiava quella zona e che sembra combatta al fianco dei ribelli siriani. Dopo questo episodio che viola l’art 42 del Protocollo di Ginevra riguardante le persone a bordo di aeromobili che recita

  1. Nessuna persona che si lancia col paracadute da un aeromobile in pericolo potrà essere oggetto di attacco durante la discesa.

  2. Al momento di toccare il suolo di un territorio controllato da una parte avversaria, la persona che si sia lanciata col paracadute da un aeromobile in pericolo dovrà avere la possibilità di arrendersi prima di essere oggetto di attacco, salvo che risulti manifesto che essa sta compiendo un atto ostile.

  3. Le truppe aerotrasportate non sono protette dal presente articolo

il Presidente della Federazione Russa il 28 Novembre 2015 ha deciso, con il Decreto n.583 “sui provvedimenti volti a garantire la sicurezza nazionale della Federazione Russa e la difesa dei cittadini della Federazione Russa” di introdurre delle sanzioni anche nei confronti della Repubblica di Turchia. Approvato dal Governo il 30 Novembre 2015, il Decreto vieta

  • di importare nella Federazione Russa dal 1 Gennaio 2016 alcuni prodotti alimentari. (pollame, sale, frutta e verdure prodotte in Turchia.

  • Ai tour operator e compagnie aeree di vendere pacchetti viaggio ed orgaizzare voli charter dalla Russia alla Turchia

  • per persone giudiriche di diritto russo di assumere cittadini turchi.

  • Reintroduce per i cittadini turchi che volessero visitare la Russia il regime dei visti.

L’impatto economico di queste sanzioni è stato molto forte, soprattutto per il turismo turco che in un solo anno ha visto calare del 93% l’arrivo di turisti dalla Federazione Russa. Inoltre la più grande preoccupazione per Ankara ha riguardato la costruzione del Turkish Stream, bloccato di colpo, ed il fatto che la Turchia dipende molto dalla Russia dal punto di vista energetico. Secondo gli esperti que sta crisi avrebbe potuto portare alla Turchia perdite per oltre 20 miliardi di dollari.Tuttavia circa un anno dopo la pace tra Russia e Turchia è stata siglata durante un incontro a San Pietroburgo tra i due Premier. Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato di voler gradualmente annullare le sanzioni imposte alla Turchia e per prima cosa ha abolito le misure restrittive riguardanti il settore turistico. Inoltre i due Paesi sono tornati a parlare della costruzione del gasdotto Turkish stream. Le autorità turche hanno infatti autorizzato Gazprom a procedere ai lavori per la realizzazione del gasdotto che dovrebbe rifornire di gas la Turchia e la Grecia.

L’impatto economico delle controsanzioni russe.

Quanto elencato finora rappresenta l’iter cronologico delle controsanzioni economiche della Federazione Russa in risposta alle sanzioni fatte da Unione Europea, Usa ed altri Stati alleati. La cosa che subito salta agli occhi è la specifica che pone l’accento sulla necessità di applicare singole misure di stampo economico atte a garantire la sicurezza della Federazione Russa. Il tema della sicurezza della Federazione Russa è più volte affrontato nella Costituzione della Federazione Russa, sia all’articolo 4.3 dove si sancisce l’inviolabilità dei propri territori, sia all’articolo 56.1 e 56.2 dove si sancisce che in caso di stato di emergenza al fine di garantire la sicurezza dei cittadini e dell’ordine costituzionale si possono stabilire singole limitazioni fissando i limiti e i termini della loro validità. Inoltre tutti i Decreti (Ukaz) approvati dalla Duma sono stati presentati dal Presidente della Repubblica, come sancito dall’art.90 della Costituzione della Federazione Russa, che esercita la direzione della politica estera della Federazione (art.86) e ne definisce gli orientamenti fondamentali (art. 80.3).

Un punto cruciale necessario da studiare per capire le controsanzioni russe è rappresentato dall’impatto economico che queste ultime hanno avuto e quanto abbiano influito sulle economie dei Paesi colpiti. Ci sono diverse teorie in merito e non è semplice dare una risposta definitiva soprattutto perchè le controsanzioni russe si sono incrociate con il periodo di recessione mondiale, il calo del prezzo del petrolio e l’indebolimento del rublo. Innanzitutto bisogna specificare che le sanzioni generalmente vengono imposte per fare pressione su uno Stato affinchè cambi delle politiche specifiche che non vengono accettate dallo Stato sanzionatore.

Storicamente però le sanzioni di tipo economico solo in un terzo dei casi raggiungono il proprio obiettivo, e questo dipende anche dall’importanza del Paese sanzionato e da quello sanzionatore. Dall’inizio delle sanzioni e delle controsanzioni, a giudicare dai dati statistici, c’è stato un collasso economico senza precedenti nelle relazioni tra Ue-Russia. I flussi economici sono diminuiti in modo esponenziale nei settori colpiti direttamente dalle restrizioni nonchè questa crisi ha colpiti anche i settori strettamente connessi, a causa del moltiplicatore economico. Inoltre il blocco di vari progetti di cooperazione avviati ha causato una crisi di fiducia negli investitori che hanno significato un impatto doloroso sulle economie di entrambe le parti che probabilmente avrà ripercursioni di lungo corso. C’è da dire però che sebbene le restrizioni abbiano acuito le relazioni commerciali tra Ue e Russia queste non erano certo stabili da 5 anni a questa parte a causa della crescita economica altalenante della Russia. Il rallentamento delle relazioni commerciali tra Russia ed Ue è cominciato poi nel 2013 quando l’economia russa ha smesso di crescere in maniera rapida e il Pil si è fermato ad un +0.8%. Infine l’avvento delle sanzioni e controsanzioni del 2014, il crollo del prezzo del petrolio e le crescenti tensioni politico economiche hanno fatto il resto aggravando ulteriormente il calo del commercio tra Ue e Russia. Il settore che più ha sofferto dell’effetto delle controsanzioni russe è stato quello agricolo, con la riduzione di oltre il 50% delle esportazioni agricole dai Paesi Ue verso la Russia. Il settore agro-alimentare rappresenta il 7% del totale delle esportazioni dei Paesi Ue verso Paesi extra europei. Circa il 10% delle esportazioni del settore agroalimentare sono destitnate alla Russia, che il secondo mercato di sbocco, per questo settore, per la Ue dopo quello degli Stati Uniti d’America. Le controsanzioni russe hanno colpito il 43.5% delle esportazioni Ue nel settore agroalimentare, con una perdita stimata intorno ai 5,3 miliardi di euro (circa il 5% del totale delle esportazioni dei Paesi Ue). Fortunamente non sono state colpite dalle controsanzioni alcune sottocategorie del settore agroalimentare, come quelle riguardanti gli alcolici, la pasta, l’olio di oliva e le bevande.

Anche gli investimenti hanno risentito in maniera significativa del peggioramento delle relazioni tra Ue e Russia. Secondo la Banca Centrale Russa gli investimenti diretti all’estero da Paesi UE(IDE) verso la Russia si sono ridotti dal 2014 a Settembre 2015 del 44% mentre quelli russi nei Paei UE del 21%. Questa caduta degli investimenti è dovuta a vari fattori quali la instabilità del rublo, la caduta del prezzo del petrolio e alla minore propensione al rischio dovuto alle sanzioni. Tuttavia le cose sono leggermente migliorate verso la fine del 2015 con la ripresa di alcuni progetti comuni che erano stati congelati, come quello della Royal Dutch Shell con la Novatek per le forniture di GNL, ma manca ancora molto per tornare ad essere visto che sono tanti ancora i progetti comuni di lunga durata ancora congelati, come ad esempio il South Stream che ha bloccato di fatto la join venture tra la Total e la Lukoil. A questo bisogna aggiungere che gli investitori europei, che da anni ormai operano in Russia e molti hanno cominciato negli anni del liberismo selvaggio cosìdetto della “NovoRussia”, non sono disposti a lasciare totalmente un mercato come quello russo tanto più perchè con il rublo incerto verso il basso si aprono nuove possibilità di investimenti.

Per quanto riguarda la Russia invece, le sue perdite maggiori sono da ricercarsi nel settore degli idrocarburi, fino al 2013 il settore trainante dell’economia del Paese e che oggi è calato del 40% nelle esportazioni verso i Paesi Ue, anche per il crollo improvviso del prezzo del petrolio che ha contribuito ad aumentare le perdite. Questo anche perchè le sanzioni della Ue colpiscono l’accesso alle alte tecnologie nel settore energetico, e l’economia di Mosca è strettamente collegata alle fortinuredi beni ad alto contenuto tecnologico. Se la Federazione Russa non riuscisse a trovare partner validi in questo settore, o se non dovesse ricucirsi lo strappo, la produzione di petrolio potrebbe calare del 10% entro il 2030, con enorme difficoltà sia per la economia russa che per quella europea. Oltre al settore degli idrocarburi ed a quello degli investimenti dai Paesi Ue verso la Russia, Mosca paga lo scotto delle sanzioni anche con l’aumento dei prezzi per determinati beni sanzionati ma che ancora sono sul mercato al dettaglio.

Secondo l’European Parlamentary Research Service la perdita di 30 miliardi annui dal 2014 ad oggi negli scambi tra Russia ed UE è dovuta non solo alle sanzioni ma ad una serie di combinazioni riguardanti la stagnazione della economia russa. Secondo la Commissione Europea l’impatto delle sanzioni rimarra contenuto e riguarderà, in media, lo 0.4 % – 0.5% del Pil dei Paesi Ue.

Al contrario uno studio del WIFO (The Wien Institute for Internazional Economic Studies) valuta alte le perdite affrontate finora dall’Ue a causa del peggioramento delle relazioni tra Ue e Russia, che sono stimate in 44 miliardi di euro e 900 mila posti di lavoro. Gli analisti del WIFO hanno inoltre supposto che per la Ue si prefiguri una perdita di 100 miliardi di euro e 2.2 milioni di posti di lavoro a regime se la situazione dovesse persistere. I Paesi che finora hanno avuto ripercursioni più forti sul proprio PIL sono stati Lituania, Estonia, Slovacchia,Lettonia, Bulgaria e Polonia con delle perdite che variano tra il 2-3 % del Pil annuo, visto che il loro mercato principale di sbocco è rappresentto dalla Russia. In termini monetari invece a pagare lo scotto più alto è stata la Germania, con perdite per circa 18 miliardi annui, seguita dall’Italia con 8 miliardi annui, seguono poi Francia, Polonia e GB con delle perdite che ammontano a 4 miliardi annui.

Impatto sull’economia Italiana.

Come abbiamo visto in precedenza, l’Italia paga un prezzo molto alto per le controsanzioni russe e si classifica al secondo posto in Europa per le perdite complessive che sono stimate in 8 miliardi annui. Prima del peggiorameto delle relazioni Russia-Ue, l’Italia era il secondo esportatore verso la Russia tra i Paesi Ue con un interscambio pari a 40miliardi di euro ed una crescita dell’8-5% annuo. Con l’arrivo delle sanzioni e delle controsanzioni questo scambio è andato via via diminuendo, le sanzioni hanno danneggiato tutti i comparti del Made in Italy, da quello agroalimentare a quello delle automobili, passando per la meccanica, i mobili. Secondo una analisi del Wifo l’Italia ha perso a causa delle constrosanzioni russe 80.000 posti di lavoro e lo 0.1% del Pil. Qualora le tensioni politico-economiche dovessero continuare, secondo gli analisti austriaci l’Italia potrebbe perdere 215.000 posti di lavoro e lo 0.4% del Pil. A registrare una diminuzione esponenziale è stato il comparto delle auto che ha perso il 60% del fatturato, seguito dai prodotti in metallo (-36%), dai prodotti alimentari (-34%) e dall’abbigliamento (-31%). A questi numeri bisogna aggiungere le perdite di coloro che esportavano in Russia tramite i partner commerciali europei, quali la Germania. Uno dei settori maggiormente colpito è stato quello dell’agroalimentare che oltre ai danni diretti, quantificabili secondo le Dogane Russe in 346 milioni di euro annui, ci sono da aggiungere i danni indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione provenienti da vari Paesi del mondo. Secondo Coldiretti inoltre ci sarebbero da aggiungere i danni di sovraproduzione e di riduzione dei prezzi dei prodotti dovuta alla offerta eccessiva sul mercato italiano, danni che porterebbero le perdite a circa 1 miliardo e mezzo di euro. Tre sono infatti le categorie, secondo un report dell’Ice di Mosca, individuabili che arrecherebbero danni indiretti all’economia italiana in aggiunta ai danni diretti:

  1. Effetti deflazionisti sul mercato europeo: l’eccedenza di prodotti senza sbocco sul mercato russo ha difatti determinato un crollo del prezzo di molti prodotti agricoli europei nel lattiero caseario, nella carne e nell’ortofrutta.

  2. Sostituzione di prodotti italiani sul mercato russo: la fetta di mercato conquistate dai nostri esportatori qualità sono state rapidamente distrutte e sostituite da prodotti di imitazione. Oltre al danno d’immagine infatti lo stop alle importazioni dall’Italia ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale o nell’importazione di prodotti Made in Italy da altri Paesi del mondo, dai salumi ai formaggi – con la produzioni casearia russa che ha registrato un inatteso aumento del 30% grazie alle imitazioni di mozzarella, robiola o Parmesan. Lo stesso vale per prodotti tessili, materiali edili di pregio, macchinari e mobili. Si assisite inoltre all’emergere di fornitori concorrenti quali Argentina, Armenia, Azerbaigian, Belarus, Cile, Cina, Egitto, Israele, Marocco, Sudafrica, Tagikistan, Turchia e Uzbekistan. Tutto questo mentre l’export verso la Russia delle aziende statunitensi registra nel 2015 un incremento del suo export verso la Russia del 23%. Inoltre molte aziende italiane hanno deciso di investire direttamente nel mercato russo iniziando join venture con aziende russe per avviare produzioni in loco di prodotti sanzionati, diversi sono già le aziende che hanno avviato questo tipo di “esperimento” in varie zone della Russia del Sud, dove il clima è più favorevole, e nella regione di Mosca.

  3. Forti cali anche in comparti non colpiti direttamente dalle controsanzioni della Federazione Russa: a causa della guerra commerciale e delle tensioni nelle relazioni tra la Ue e la Federazione Russa, l’Italia ha registrato crolli dell’export verso la Russia anche in altri importanti comparti, tra cui il turismo (dato della Banca d’Italia: -26,8% di viaggiatori russi in Italia nel periodo gennaio-novembre 2015 rispetto all’anno precedente, già in calo sul 2013). Complessivamente le perdite dell’export verso la Russia nei principali settori merceologici nel 2015 sono state le seguenti.

Settore

Prodotti agricoli

-73,10%

Prodotti alimentari

-33,90%

Prodotti tessili, abbigliamento e accessori

-30,80%

Mobili

-31,20%

Automobili

-60,30%

Totale

-25,20%

Prospettive.

Si può concludere che le due economie, sia quella russa che quella ue, hanno perso molto dalle sanzioni e controsanzioni. Per quanto riguarda la Federazione Russa sicuramente la sua perdita più grave è stata dal punto di vista qualitativo, nonostante gli sforzi per sviluppare una industria nazionale di qualità per sopperire alla mancanza di prodotti sanzionati Avendo avviato questo tipo di discorso relativamente da poco, i risultati saranno da verirficarsi nel medio-lungo periodo. L’Ue invece ha avuto un impatto altalenante rispetto alle controsanzioni, che hanno colpito in maniera drastica alcuni settori (quello dell’agroalimentare ad esempio) ed alcuni Paesi della Unione. Per quanto riguarda il futuro, sicuramente ci saranno in un senso o in un altro dei cambiamenti, probabilmente dovuti anche al riposizionamento dei Paesi Ue e della Russia dal punto di vista geopolitico. Secondo la ricercatrice russa presso l’istituto di economia Primakov, Anastasia Nevskaya, il peggioramento delle relazioni commerciali tra Russia ed Ue, dovuto dalle sanzioni ma anche dalla crisi economica mondiale, è destinato nel prossimo futuro a lasciare spazio ad una ristrutturazione dei rapporti ed alla nascita di nuove joint venture beween tra aziende russe ed europee. Dopo il forum economico di San Pietroburgo del 2016 in effetti sembra che qualche spiraglio si possa aprire, nonostante le sanzioni e le controsanzioni siano state ulteriormente rinnovate e la strada per un ripristino regolare delle relazioni commerciale sembra esser ancora lunga. In Unione Europea però sono molti i movimenti politici, ed i governi, che chiedono una interruzione delle sanzioni alla Russia, minacciando anche di agire unilateralmente. Qualche piccolo passo in avanti si è avuto anche in Italia riguardo il ripristino delle relazioni tra Ue e Russia. A livello nazionale i dati nei primi mesi del 2017 sono abbastanza confortanti. Secondo una elaborazione su base Istat l’export verso la Russia ha avuto una crescita del 39% rispetto al 2016 mentre l’import registra un +41%. I settori del tessile, del turismo, dei macchinari e dei metalli hanno registrato in questi primi mesi degli ottimi dati, perdono punti percentuali i prodotti riguardanti l’agroalimentare. A sopresa le regioni del Sud stanno dando filo da torcere alle regioni del Nord che vantano un legam di lunga durata con il mercato russo. Secondo il Presidente di Banca Intesa Russia ” Il Meridione ha anticipato la tendenza che ci si aspetta nel 2017 nel settore export verso la Russia, con un incremento del 9%”. La Campania rappresenta il 62% di tutto l’incremento del Sud Italia. Sicuramente oltre alle sanzioni sarà importante capire quanto l’economia russa cresca nel prossimo anno e se la diversificazione dell’economia cominciata dalla Federazione Russa lasci una buona fetta di mercato libera per l’export Ue.

via L’Antidiplomatico 

https://www.ceps.eu/publications/effects-sanctions-and-counter-sanctions-eu-russian-trade-flows

https://www.theguardian.com/world/2014/aug/07/russia-bans-western-food-imports-retaliation-ukraine-sanctions

http://tass.ru/politika/3416012

https://abceconomics.com/2015/04/19/russia/

https://www.wto.org/english/tratop_e/tpr_e/tp445_crc_e.htm

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/06/15/news/il_conto_salato_delle_sanzioni_russe-141193594/

http://worldeconomicsassociation.net/russia/wp-content/uploads/sites/20/2015/02/Sanstions_fin4_eng.pdf

http://press.russianews.it/press/russia-bene-export-tessile-campano-sud-anticipa-inversione-tendenza/

www.ice.gov.it/paesi/…/Misure_restrittive_RUS_e_Sanzioni_UE_30-09-2016.pdf

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