di Danilo Della Valle

Il 16 Dicembre 2011 ha rappresentato una data storica per la Russia e per il Wto. Al termine di negoziati lunghi 18 anni e caratterizzati da passi indietro e controversie, la Russia entrò finalmente nell’Organizzazione Mondiale del Commercio da Paese sviluppato (quindi senza trattamenti molto privilegiati), aprendosi così in maniera definitiva all’economia di mercato. Se dal punto di vista strettamente economico questa entrata non ha rappresentato un “big bang” come fu, al contrario, l’entrata della Cina nel 2001, dal punto di vista storico e geopolitico, essa ha rappresentato un cambiamento epocale perchè probabilmente ha sancito la fine definitiva di un’epoca e perchè arriva dopo i più lunghi negoziati mai avutisi in seno al Wto. Obiettivo generale del Wto è quello dell’abolizione o della riduzione delle barriere tariffarie al commercio internazionale1; a differenza di quanto avveniva in ambito GATT, oggetto della normativa del Wto sono, pero, non solo i beni commerciali, ma anche i servizi e le proprieta intellettuali. La Russia invece è il piu grande paese per estensione terrestre e fino al 1990, in epoca quindi ancora Gatt, sotto il nome di Urss era anche il Paese che più decisamente predicava una via alternativa all’economia di mercato ed ai princìpi sui quali si basa il Wto. Con la caduta dell’Unione Sovietica ed il cambiamento dello scenario geopolitico mondiale che è passato dall’esser bipolare ad esser sostanzialmente unipolare, anche la Russia ha dovuto rivedere le sue convinzioni ideologiche che l’hanno portata

fino a questa decisione. Il percorso che ha portato a questa decisione è stato

molto lungo, ed ha attraversato varie fasi di riforme giuridiche, politiche ed economiche che hanno caratterizzato la storia della Russia e dell’economia di mercato. Il tema trattato è di grande attualità visto che questa del Wto è la più

grande sfida che la Russia potesse intraprendere e che ha scatenato un grande dibattito tra giuristi, economisti e politici di tutto il mondo sugli eventuali sviluppi sia economici che geopolitici che può avere questo storico avvenimento che per molti potrebbe significare la vera fine della “cortina di ferro”. Sebbene dal momento dell’entrata della Russia nel Wto ad oggi si sono succeduti avvenimenti geopolitici ed economici che hanno di fatto modificato gli scenari previsti dagli esperti di settore, tuttavia alcune “previsioni” posso considerarsi da apripista rispetto alla situazione che si vive oggi.

Il percorso che ha portato la Russia ad aderire al Wto è stato lungo e tortuoso, cominciato ancor prima dell’istituzione del Wto, quando sul Cremlino sventolava ancora la bandiera rossa dell’Urss. Sebbene l’Unione Sovietica avesse seguito in maniera abbastanza costante i lavori preparatori dell’Ito e del Gatt, aveva giustamente mantenuto una sorta di diffidenza politico-ideologica verso queste organizzazioni viste come strumento di espansione economico degli Stati Uniti d’America. Tuttavia, con il passare del tempo e con l’inizio degli anni della “distensione”, l’approccio aggressivo dell’Urss verso il Gatt tramutò diventando via via più morbido, anche perchè molti Stati del Comecon avevano aderito al Gatt. Ciò ovviamente non significava che l’Urss guardava al Gatt con la prospettiva di entrarvi ma semplicemente da Mosca erano interessati a capire se per uno Stato socialista

potesse partecipare al sistema multilaterale del commercio senza esser obbligata a dover cedere pezzi di sovranità o di economia pianificata. La politica commerciale estera del Cremlino non era preparata a sostituire il suo approccio bilaterale

al commercio con un sistema multilaterale nel quale il suo peso non sarebbe stato forte come quello che effettivamente aveva in campo politico e fu soprattutto per questo che l’Urss decise di rifiutare l’invito a partecipare al Tokyo Round tra il 1973 e il 1979.

Il vero cambiamento poi ci fu a partire dagli anni 80’, quando con l’aggravarsi della situazione politica internazionale dovuta alla situazione afgana e con la volonta di alcuni quadri del governo, l’Unione Sovietica cominciò a pensare seriamente alla possibilità di aderire al Gatt. Nel 1982, l’Urss decise di partecipare, nel mese di Novembre, in qualità di osservatore all’incontro del Gatt, non senza dover fronteggiare la resistenza di Stati Uniti ed altri Paesi occidentali che cercarono di scoraggiare questo evento ponendo dei veti informali alla richiesta da parte dei sovietici di ricevere lo status di osservatore per paura di andare incontro a forti squilibri all’interno dell’organizzazione. Da questo momento in poi i rapporti bilaterali tra Mosca e il Gatt/Wto sono sempre stati caratterizzati da passi avanti e indietro, fino a quando il 16 Giugno 1990 a termine di importanti negoziati, il Consiglio del Gatt decise di approvare la richiesta di ingresso dell’Unione Sovietica. Fu il Presidente della Federazione Russa Boris Eltsin, due anni dopo l’entrata di Mosca nel Gatt, a chiedere ufficialmente l’entrata del Paese nel Wto durante un incontro con il Direttore Generale Arthur Dunkel nel quale si chiedeva di accelerare i tempi previsti dall’iter consueto. Eltsin inoltre dichiarò di come il programma di riforme attuato dal goveno russo fosse basato sulle regole del commercio internazionale rendendo la Russia di fatto un Paese di stampo liberista. I membri del Consiglio, inclusi tutti i maggiori partners commerciali della Russia, salutarono calorosamente l’intervento del rappresentante, e supportarono sin da subito la richiesta russa. Addirittura molti delegati dichiararono come questa richiesta rappresentasse uno dei maggiori eventi storici dell’umanita, perchè il mondo si accingeva a non esser più bipolare, almeno dal punto di vista economico, in quanto la

maggior economia alternativa al modello capitalistico, si accingeva ad entrare anch’essa nell’economia liberista e quindi a rafforzare ulteriormente il sistema multilaterale del commercio. Grande enfasi fu espressa anche per le liberalizzazioni fatte dal governo Yeltsin che furono descritte come coraggiose ed avanguardistiche, in grado di poter sviluppare velocemente il Paese dal punto di vista economico. In realtà tutto il risalto dato a queste riforme fu solo mediatico. I passi mossi per abbandonare la pianificazione socialista a favore dell’economia di mercato coincisero con alcuni dei più drammatici fallimenti delle logiche del “Washington consensus”, e l’apertura dei mercati e la liberalizzazione degli investimenti esteri costituivano parte integrante di questi fallimenti. Le colpe ed i motivi che portarono alle continue crisi dell’economia russa, fino al default del 1998 potrebbero esser ascritte alla miope applicazione dell’ideologia mainstream e di politiche economiche, quali il “Mass Privatization Program”, che mirava a sradicare il modello di sviluppo socialista per per impiantare un modello fondato su privatizzazioni e competizione, totalmente estraneo ed insostenibile per una base produttiva cresciuta sotto la tutela della pianificazione centrale e dei sussidi statali. La Russia però si adattò in maniera troppo repentina al concetto di libero mercato, pensando che fosse piu facile adottare leggi in conformità del Wto piuttosto che avere un’economia realmente compatibile ed in totale armonia con le aspettative espresse dalle leggi interne. La transizione della Russia dalla pianificazione centrale ad un economia di mercato era destinata ad essere più difficile e più lunga rispetto a quella dei Paesi dell’Europa centrale ed

orientale. Il sistema comunista era molto più radicato in Russia di quanto non lo fosse nel resto del blocco sovietico ed in più la Russia non aveva certo un retaggio di economia di mercato da cui attingere, al contrario dei Paesi dell’est Europa. I primi due governi, Chubais e Gajdar, sotto la presidenza di Boris Eltsin, furono responsabili di riforme strutturali volte alla liberalizzazione dei prezzi, alle privatizzazioni e a delle rigide politiche monetarie e fiscali. In questo furono coadiuvati da collaboratori liberali Occidentali, come l’economista statunitense Jeffrey Sachs e quello svedese Anders Aslund. Il programma di privatizzazioni, denominato “Mass Privatization Program”, riguardò il 70% del totale delle aziende presenti in Russia: circa 76.000 strutture statali furono di fatto “regalate” ad ex impiegati, dirigenti ed operai “fortunati”. Altre 14.000 rimasero sotto il controllo statale mentre altre 2.500 divennero partecipate con il 25% controllato dal Cremlino; tra queste spiccavano le aziende del comparto energetico quali Lukoil, Rosneft, Gazprom e Yukos) che rientrarono nel programma “Loans for share” e che favorì l’ingresso in queste aziende di quei pochi imprenditori che già erano in possesso di ingenti somme di denaro. Questo programma se da un lato fece “conformare” la Russia al resto dei Paesi ad economia liberista avvicinandola di fatto al Gatt/Wto, dall’altro lato non arricchì la popolazione, anzi ne aumentò profondamente le disuguaglianze aumentando la povertà nel Paese. Fu in questi anni che la Russia vide crescere a dismisura “nuovi russi”, una categorie di persone arricchitesi in maniera più o meno lecita acquistando le proprietà che un tempo erano statali per pochi soldi e mettendo da parte poi dei profitti enormi, nella maggior parte dei casi poi trasferiti all’estero. Secondo molti esperti, come ad esempio Stiglitz, le privatizzazioni in Russia non fecero altro che dividere il Paese in due , i dirigenti si appropriarono delle aziende statali e dei profitti che ne derivavano lasciando il governo senza entrate e senza alternative se non quelle dei tagli allo Stato sociale. Privatizzazioni, liberalizzazione dei prezzi e del sistema bancaraio furono i tre punti fondamentali su cui ruotava l’adesione della Russia al Wto e che caratterizzarono gran parte dei negoziati nella prima fase della “nuova” Federazione Russa. Del resto, la Commissione del Wto elencò i principali settori come i servizi, la protezione dei diritti di proprieta intellettuale, la certificazione e le misure di frontiera, che dovevano essere ulteriormente liberalizzati o migliorati. La prima importante riunione sull’adesione al Wto ebbe luogo in occasione della

riunione ministeriale di Singapore nel dicembre 1996. La strada verso l’adesione è sempre stata caratterizzata da passi avanti ed indietro, soprattutto dopo la crisi del 1998 che mandò il Paese in default e dopo l’arrivo del Presidente Putin che al primo mandato riuscì a risollevare il Paese riprendendo il controllo di gran parte del settore energetico. Tuttavia l’entusiasmo del Wto sembrò svanire con il secondo mandato del Presidente Putin anche se, come detto in precedenza, la Russia il 16 Dicembre del 2011 ha definitivamente sancito la fine dei negoziati con l’adesione ufficiale, votata poi nel luglio 2012 dalla Duma con pochissimo scarto (238 a favore contro 208 contrari)

Risultati dei negoziati

La Russia per aderire al Wto, ha dovuto accettare di rispettare i termini imposti dagli accordi e dalle regole del Wto, al contrario della Cina che è stata praticamente corteggiata dalla Commissione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e che quindi ha potuto contrattare da una posizione di maggior forza rispetto a quella di Mosca. Quello che segue e un esame di alcuni degli impegni, riguardo alcuni settori specifici, che la Russia ha accettato durante i negoziati bilaterali. Di seguito i più importanti che riguardano i prodotti industriali, quelli agricoli e servizi:

a) Prodotti industriali

I membri dell’OMC sono tenuti a controllare i limiti. Spesso i dazi consolidati hanno tassi superiori alle aliquote tariffarie reali o applicate, che consentono al Paese una certa flessibilita nelle sue politiche tariffarie, ma forniscono anche agli esportatori assicurazioni del mercato, cioe che le tariffe non supereranno i limiti stabiliti. La Russia mantiene aliquote tariffarie abbastanza elevate sulle importazioni

di alcuni prodotti sensibili, tra cui le vetture, nuove ed usate, e le sigarette ed ha deciso di fissare le sue tariffe sui manufatti ad un tasso medio di circa il 7,3%. Inoltre, all’interno del comparto industriale, la Russia ha ridotto le tariffe sulle automobili al 12%; sulle attrezzature mediche ad un tasso non superiore il 4,9%; sull’abbigliamento, i prodotti tessili e le calzature per la media tariffaria dell’11% ; sui beni di consumo ad una media vincolata non superiore al 2% ecc ecc. Inoltre la Russia ha eliminato i dazi sui prodotti delle tecnologie dell’informazione.

b) Prodotti Agricoli

La Russia si é impegnata in sede Wto in materia di commercio agricolo, specialmente durante i negoziati bilaterali con Stati Uniti d’America, Unione Europea e membri del gruppo di esportatori agricoli Cairns42. Dai negoziati è venuta fuori la proposta di legare le tariffe su una vasta gamma di prodotti sia a cambi correnti sia a tassi molto bassi. Secondo il Wto, la Russia ha accettato di ridurre e legare le sue tariffe su una vasta quantità di prodotti come: i cereali al 10%; prodotti lattiero-caseari al 14.9%; carne bovina al 15% e legno e carta all’8%

c) Servizi

Durante i negoziati bilaterali sull’adesione della Russia al Wto, gli Stati Uniti hanno cercato di ottenere l’impegno russo di aprire il “neonato” settore dei servizi, in particolare i servizi finanziari, ai fornitori stranieri. L’obiettivo era che la Russia

in alcuni casi bloccasse e vincolasse i regolamenti e le pratiche stabilite, ed in altri casi indurre la Russia a liberalizzare le regole e le pratiche.La Russia ha concordato, al momento dell’adesione, per aumentare l’accesso al mercato dei fornitori stranieri di

professionisti dei servizi e dei servizi alle imprese, tra cui avvocati, architetti, commercialisti, ingegneri, professionisti sanitari. Ciò ha consentito anche a proprietari stranieri di creare imprese proprie in Russia. Infine la Russia ha aperto anche il suo mercato ai fornitori audiovisivi, ai programmi televisivi e radiofonici per le emittenti televisive e radio e si è impegnata ad aprire il proprio mercato anche ai fornitori di computer e servizi relativi ad esso.

L’Adesione al Wto ha avuto diverse implicazioni di politica economica per la Russia. Forse la più importante implicazione è stata l’introduzione di una maggiore certezza nei rapporti commerciali con gli altri Stati membri in quanto le norme del Wto stabiliscono in che modo i membri possono commerciare tra loro, ed in molti casi un membro può ricorrere alla procedura delle risoluzioni delle controversie se ritiene che un altro Stato membro abbia violato le norme del Wto. Al tempo stesso, la Russia si è dovuta attenere alle regole del Wto, riducendo la possibilità di stabilire nuove restrizioni commerciali nei rapporti con gli altri membri. Secondo uno studio della Banca Mondiale l’entrata della Russia nel Wto avrebbe dovuto portare grandi benefici al Paese soprattutto perchè avrebbe attirato commercianti e investitori stranieri non più impauriti dalla “instabilità” del Paese. Sempre secondo uno studio della Banca Mondiale nel medio periodo l’entrata della Russia avrebbe dovuto portare all’aumento del Pil del 3.3% per arrivare a lungo termine ad un aumento dell’11% . Ovviamente solo alcuni settori avrebbero beneficiato di questa crescita, ossia quei settori dedicati all’esportazione. Diversamente invece, secondo lo studio della Banca Mondiale, i settori aiutati dallo Stato avrebbero dovuto andare incontro ad una forte contrazione. Inoltre, con l’adozione di riduzioni tariffarie e con una aumento della domanda di importazione anche il rublo avrebbe dovuto deprezzarsi per favorire poi i settori strategici russi improntati all’esportazione. Insomma, già prima dell’adesione le previsioni erano le seguenti: l’economia ha una limitata quantità di lavoro e capitale, per cui non tutti i settori si sarebbero potuti espandere; a causa dell’aumento della domanda di importazioni la Russia sarebbe andata incontro ad un aumento della disoccupazione. Nonostante queste previsioni non proprio rosee, lo studio della Banca Mondiale si concludeva con l’individuazione di quattro effetti particolari che avrebbero dovuto portare vantaggi alla Russia tali da poter affrontare i problemi derivanti dall’adesione. I quattro effetti erano relativi a:

  1. liberarizzazione delle barriere IDE nei servizi che avrebbe dovuto portare maggiori investimenti esteri in Russia da parte delle multinazionali dei servizi ed avrebbe dovuto garantire un migliore accesso ai servizi per le imprese russe nel campo delle telecomunicazioni, del settore bancario ed assicurativo, portanto degli utili molto importanti all’economia del Paese.
  2. La riduzione delle tariffe russe avrebbero dovuto migliorare l’allocazione delle risorse nazionali, perchè avrebbero indotto il Paese a spostre la produzione in maniera maggiore sulla base dei prezzi del mercato mondiale. Il guadagno derivato dal commercio sarebbe dovuto essere l’effetto fondamentale della liberalizzazione degli scambi insieme alla possibilità per le imprese russe di importare in maniera più facile moderne tecnologie aumentando la produttiva.
  3. Il miglioramento dell’accesso al mercato visto che la Russia avendo negoziato la clausola della nazione più favorita su base bilaterale con la maggior parte dei suoi più importanti partner commerciali, ad eccezione di Polonia e Paesi Baltici.
  4. Aumento della crescita economica che nel lungo periodo avrebbe dovuto portare alla Russia un ampliamento del capitale del Paese oltre che un aumento dell’occupazione nei settori dei metalli ferrosi e non ferrosi, dei prodotti chimici, del gas naturale e delle telecomunicazioni che al contrario del settore agroalimentare, di quello dell’industria leggera e dei materiali da costruzione avrebbe dovuto far registrare una espansione significativa.

In realtà la situazione dall’entrata della Russia nel Wto non è stata così rosea come prospettato dalla Banca Mondiale. Durante il primo anno dopo l’adesione, la Russia ha fatto registrare una crescita del 4,5% prima di rallentare negli anni sucessivi fino ad arrivare al -2.8% del 2017. Secondo l’autorevole economista Sergey Kirsanov l’impatto negativo è dovuto anche al crollo del prezzo del petrolio, infatti anche l’industria del petrolio, del gas e e della petrolchimica hanno registrato delle perdite che vanno in contrasto con lo studio della Banca Mondiale che puntava su questi settori per la crescita del Paese. Sempre secondo Kirsanov il calo di volume di produzione dovrebbe durare fino alla fine del 2017 per poi avere una impennata. Tuttavia per ora è innegabile che l’adesione al Wto non ha portato grandi benefici alla Russia, anche per via delle tensioni geopolitiche che hanno coinvolto l’orso russo con il risultato delle sanzioni che hanno di fatto allontanato potenziali investitori e capitali stranieri. E’ proprio a queste sanzioni che il governo russo si aggrappa commentando i dati economici. Secondo il Presidente Putin, che lo ha ribadito anche durante il summit del g-20 i Paesi Occidentali che hanno intrapreso azioni sanzionatorie nei riguardi della Russia hanno violato i basilari regolamenti del cosidetto “libero mercato” e soprattutto del Wto nei suoi principi fondamentali. Secondo il Premier del Cremlino le sanzioni violano il principio della parità di condizione (o principio di non discrimazione) nell’accesso di tutti i Paesi al mercato delle merci e dei servizi e viene ignorato il principio basilare della libera e leale concorrenza. Il principio di non discriminazione al quale si appella il leader russo rappresenta il principio cardine che, direttamente ed indirettamente, vieta trattamenti preferenziali senza che gli stessi vengano accordati a tutti i membri dell’Organizzazione, e si articola in due aspetti: quello interno che fa riferimento al “trattamento nazionale” e impone che i prodotti importati ricevano lo stesso trattamento di quelli prodotti all’interno della nazione come viene specificato nell’accordo Istitutivo Wto, nell’art. 3 Gatt, nell’art.17 Gats ed ex art.3 Trips. E l’aspetto esterno che prende il nome di “trattamento della nazione più favorita” e che obbliga uno Stato facente parte del Wto a riconoscere a ciascuno Stato Membro un trattamento non meno favorevole di quello accordato a qualunque altro Stato, come nell’Accordo Istitutivo del Wto, nell’art.1 del Gatt, nell’art.2 del Gats e nell’art 4 del Trips.

Intanto mentre da Mosca fanno sapere di esser disposti ancora di più a liberalizzare il commercio a livello mondiale, Kirsanov propone alla Russia di invertire la tendenza e cercare di riinegoziare con il Wto il ruolo dello Stato, come sul modello cinese in modo tale da incentivare il ruolo dello Stato e delle Regioni nell’economia, capovolgendo l’impatto negativo che finora ha avuto per la popolazione l’entrata della Russia nel Wto.

http://eujournal.org/index.php/esj/article/viewFile/3521/3293

http://www.focus-economics.com/countries/russia

Cooper W.H. Russia’s Accession to the WTO and Its Implications for the United States William H.

Cooper Specialist in International Trade and Finance June 15, 2012

17 Naray P. Russia and the World Trade Organization. New York : Palgrave, 2001. Pag.18

via L’Antidiplomatico

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