Aleksandr Kots, Komsomolskaja Pravda, 11/5/2017 – South Front

Eroi del nostro tempo
I quattro giovani ufficiali che indossano uniformi sfilano sul lungomoscova Frunze a Mosca senza attirare attenzione. Nel Giorno della Vittoria, nella capitale vi sono molte persone in uniformi ricoperte di decorazioni. I volti puliti, gli sguardi diretti, agili nel passo… Sono giunti al monumento agli eroi “ufficiali” davanti al Centro Nazionale della Difesa, deponendo fiori e saluti militari alle bronzee immagini degli eroi del passato. Un gruppo di ragazzi si avvicina al monumento e l’avvolge con entusiasmo per le foto commemorative. Se avessero saputo che a due passi dalle statue vi erano reali eroi di oggi, non li avrebbero lasciati senza uno o due selfie. Si tratta di due tenenti-colonnelli e due capitani verso cui Vladimir Putin ha pronunciato queste parole alla Parata della Vittoria: “Sentiamo un profondo legame di sangue con la generazione degli eroi e dei vincitori. E quando gli parlerò, dirò questo: non proverete mai vergogna per causa nostra. Un russo, un soldato russo è pronto oggi come in qualsiasi momento della storia a dimostrare coraggio ed eroismo compiendo tutto ciò che va fatto. Questi soldati sono presenti oggi nelle formazioni in sfilata sulla Piazza Rossa di Mosca. Il Paese ne è fiero!
Purtroppo non si possono sempre sapere i nomi di questi eroi e avrebbero anche probabilmente rifiutato un selfie. Daniil, Evgenij, Roman e Vjacheslav sono ufficiali delle Forze Operative Speciali (SSO), le élite delle Forze Armate della Russia. Il presidente ha recentemente firmato un decreto per l’assegnazione agli ufficiali di alte decorazioni. Come comandante del gruppo, il Tenente-Colonnello Daniil ha ricevuto il titolo Eroe della Russia. Sono rimasto colpito dalla modestia con cui i veri eroi parlano delle loro gesta. Niente storie, basta lavorare.

“Abbiamo fatto un buon lavoro quel giorno”
– Era un giorno normale, nient’altro che routine, scrolla le spalle Daniil.
– Ricevemmo informazioni sui combattenti di al-Nusra sempre più attivi in una parte della provincia di Aleppo, ricorda il Tenente-Colonnello Evgenij. Ricevemmo la missione di recarci in zona per ricostruire e localizzare i concentramenti di terroristi e mezzi per guidarvi i nostri aerei. Prendemmo posizione e iniziammo ad operare.
La squadra di 16 Spetsnaz si avvicinò al fronte identificando edifici occupati dal nemico, posizioni difensive, blindati, depositi di munizioni e vie di traffico. Queste informazioni furono inviate istantaneamente al comando, per guidare gli aerei, con il cui aiuto furono distrutti 3 carri armati e 1 batteria di lanciarazzi, oltre a vari lanciamine e 2 depositi.
– Facemmo un buon lavoro quel giorno, sorride Evgenij. Ma una bella mattina le cose accelerarono notevolmente. Le nostre posizioni finirono sotto un tiro massiccio di razzi, mortai, artiglieria e anche carri armati.

Quattro attacchi respinti. Bisognava agire di corsa
Le forze siriane si ritirarono a causa dei problemi di comando tra le varie unità. Daniil decise di rimanere sul fronte.

-Un drone scoprì una shahid-mobile (un’autobomba con autista suicida) che puntava verso di noi. Ma i nostri esperti tiratori di ATGM reagirono in tempo. L’autoveicolo esplose lontano dalle nostre postazioni. I tiratori di ATGM sono specialisti nell’impiego dei missili anticarro. Il loro comandante, Capitano Roman, spiega le peculiarità della missione in Siria. Solo per chiarire, la shahid-mobile era preceduta da un bulldozer coperto da 3-4 strati di piastre d’acciaio, inframmezzate da sabbia. La shahid-mobile lo seguiva. Di norma si tratta di un BMP-1. Prendemmo posizione sul fianco destro, e l’operatore del Kornet colpì il BMP al primo lancio. L’esplosione fu tale da spazzare anche il bulldozer. Poi dovemmo cambiare postazione. Il nemico ha molti ATGM, principalmente di fabbricazione statunitense. Avrebbe lanciato un missile sulle nostre postazioni entro 30-40 secondi del nostro tiro. Bisognava agire di corsa. Nei successivi 90 minuti distruggemmo un carro armato che sparava al nostro gruppo da una collina vicina. Bisogna riconoscerlo, non sono totalmente indifesi. Dovemmo sudare per far fuori quel carro armato. Verso sera distruggemmo anche un ZU-23 montato su un camion. Molto rispetto per l’ATGM Kornet che ancora una volta eccelleva. In un solo giorno, la piccola squadra Spetsnaz respinse quattro attacchi. Le stime più modeste parlano di circa 300 terroristi.
– Erano ben addestrati, assicura Danil. Dopo, durante l’ispezione delle perdite, capimmo che i terroristi erano molto ben equipaggiati. Uniformi importate, videocamere go-pro sugli elmetti, costosi kit medici da campo. Alcuni mercenari erano scuri. I siriani non hanno i soldi per cose del genere. Inoltre, mostrarono un serio addestramento sul campo di battaglia. Le loro armi non erano solo sovietiche e cinesi ma anche statunitensi e israeliane. Quando la notte giunse, il comandante decise di minare le vie per le nostre postazioni. Utilizzando dispositivi per la visione termica, i genieri giunsero a 500 m dalle postazioni sotto la copertura dei cecchini. Il gruppo del Capitano Vjacheslav pose una barriera di mine AT e AP telecomandate. E non per nulla.

“Non c’era altro modo”
– Quando albeggiò, gli attacchi ripresero, con una seconda e poi terza ondata, dice Vjacheslav. Distruggemmo una mina dopo l’altra, qualche blindato e ne eliminammo gli equipaggi. Era impossibile contare le perdite nemiche. Secondo i nostri Spetsnaz, i terroristi cercano sempre di portarsi via i loro morti nella notte. Ma nelle immediate vicinanze delle postazioni, gli Spetsnaz trovarono circa 30 cadaveri, abbandonati da più di un giorno finché le forze governative non arrivarono. Allora i terroristi persero la volontà di attaccare. I russi lasciarono le loro postazioni alle forze siriane e tornarono a quelle originarie senza perdite.
– Hai fatto una scelta consapevole accettando battaglia o fu spontaneo?, Chiedo al comandante del gruppo.
– Conosciamo la loro psicologia, sappiamo che non possono sostenere a lungo un attacco, dice Daniil. Eravamo sicuri, sapevamo che il terreno rendeva possibile la difesa. L’attacco fu molto più ostico, quindi si trovarono in una situazione perdente.
E se vi fosse ritirati?
– Allora i terroristi avrebbero preso le alture ed avrebbe richiesto una settimana recuperarle. E le perdite siriane sarebbero state maggiori.
– Questa era l’unica decisione possibile, afferma Evgenij con certezza. Non c’era altro modo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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